26 ottobre 2005

un bell'articolo

dal blog del circolo ARCI Ho-Chi-Minh di Pistoia:

La Finanziaria 2006 prevede un taglio del FUS (Fondo Unico dello Spettacolo) dai 464 milioni di euro stanziati lo scorso anno a solo 300 milioni di euro. Questi 160 milioni rappresentano un taglio alla cultura del 35%, che ci fa andare dritti dritti ultimi in classifica in Europa come investimenti nella cultura: solo lo 0.2% del Pil in Italia, a confronto per esempio dello 0.9% del Portogallo e dell’1.3% della Francia. Ma a parte le classifiche, che sinceramente possono risultare un po’ fredde, cosa c’è dietro? E’ semplicemente scandaloso che in un paese come il nostro, così vitale culturalmente, ricco di storia, così prolifico nell’Arte in ogni sua forma, in passato, ed anche attualmente così vivace, si pensi di infliggere una punizione enorme proprio alla cultura. Questo è senz’altro un grave errore. E’ controproducente. Non è affatto lungimirante. Qualche anno fa andai al Teatro Comunale a Firenze a vedere un’opera lirica. Seduta vicino a me c’era una signora giapponese col kimono. Un kimono vero, intendo. La tradizione giapponese veniva al cospetto della tradizione italiana. Non verrà più quella splendida signora giapponese a fare le vacanze nel bel paese, per poter godere della nostra Cultura. La cultura in Italia fa fare tanti soldi. Perchè questo Governo non arriva a capirlo? Credo che sia un’altra mossa di quel genio di Tremonti atta a farci credere che i soldi non li prendono dalle nostre tasche, ma altrove. Quindi tranquilli italiani! Se poi fra un anno i teatri dimezzano gli spettacoli, le biblioteche chiudono, le fondazioni liriche piangono, il cinema langue, chi se ne frega? Ve ne accorgerete dopo. E se siete un cantante lirico? Un montatore di luci, un direttore di scena? Ve ne accorgete prima che qualcosa non va, e che forse perderete il posto di lavoro, ma magari ve ne starete lì zitti nascosti fra i velluti del sipario e non lo direte a nessuno.
Si dà il caso invece che stavolta gli artisti si muovano, data la gravità della situazione, con azioni forti, e mi pare più che giusto che tutti loro abbiano il sostegno e l’ammirazione del pubblico: ha cominciato un baritono del Coro del Maggio Musicale Fiorentino, che ha indetto uno sciopero della fame ad oltranza, fino a che non saranno rivisti i tagli previsti dalla Finanziaria. L’iniziativa è stata subito raccolta da altri lavoratori: nove artiste del Coro del Teatro Regio di Torino porteranno avanti un digiuno a staffetta, una cantante del Coro dell’Opera di Roma e così ci si sta organizzando anche alla Scala e in altri Teatri italiani. Tutta la nostra solidarietà a chi intraprende questi piccoli atti di coraggio. Ma non è una solidarietà fine a se stessa. Vogliamo vivere in un paese dove ci sono i soldi per fare le mostre, e vogliamo poterle andare a vedere. Vogliamo poter scegliere fra un balletto, un concerto o un’opera lirica. Vogliamo affondare il naso nei libri delle meravigliose biblioteche che il nostro paese possiede. Non si vive bene senza poter sfamare appieno la fame di cultura e la sete di bellezza. Artisti, siamo con voi.


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