10 dicembre 2005

il documento contro l'emendamendo c.d. "carlucci"

coordinandoci con i dipendenti delle altre fondazioni, abbiamo infine redatto il seguente documento:

Dal Movimento Spontaneo di Lavoratori delle Fondazioni Lirico-Sinfoniche Italiane

Alla cortese attenzione di:

On. G. Tremonti

On. R. Buttiglione

On. G. Carlucci

On. P. Casini

Ai capigruppo:

On. I. Larussa, On. L. Violante, On. E. Vito, On. A. Gibelli, On. P. Castagnetti, On. M. Boato, On. S. Brugger, On. S. Cusumano, On. U. Intini, On. P. Martinelli, On. C. Moroni, On. A. Pecoraro Scanio, On. C. Sgobio, On. F. Giordano, On. L. Volontè

Al Presidente del Senato Sen. M. Pera

Ai capigruppo:

Sen. R. Schifani, Sen. G. Angius, Sen. D. Nania, Sen. W. Bordon, Sen. F. D'Onofrio, Sen. C. Marini, Sen. E. Pirovano, Sen. H. Ausserhofer, Sen. S. Boco

VII Commissione Cultura della Camera

VII Commissione Cultura del Senato

E per conoscenza al Presidente della Repubblica C. A. Ciampi

Oggetto: la riduzione del F.U.S. e l'Emendamento Carlucci

In ogni Fondazione Lirico Sinfonica italiana, movimenti di lavoratori hanno intrapreso spontaneamente numerose e diversificate iniziative volte alla sensibilizzazione dei cittadini circa il problema della riduzione del F.U.S., e le problematiche legate al futuro dello spettacolo e dei suoi lavoratori.

Tramite scioperi della fame, spettacoli gratuiti, volantinaggi informativi, manifestazioni di protesta, apparizioni televisive e radiofoniche, sono state raccolte raccolte 41.207 firme in due mesi, per ottenere la vostra attenzione sulla necessità di ripristinare totalmente e rivalutare il F.U.S., secondo le tabelle ISTAT.

Mai come negli ultimi anni le fondazioni lirico-sinfoniche hanno vissuto un periodo di grande rinascita. L'offerta di spettacoli non riesce a coprire l'entusiastica domanda del pubblico, i cartelloni italiani hanno accolto opere tradizionali quanto desuete, competendo e primeggiando con i più prestigiosi teatri internazionali, contribuendo in tal modo all'immagine di un paese la cui economia ha un grosso potenziale nel settore del turismo e dello spettacolo.

In contrasto con questo clima di rinascita si presenta il problema dei disavanzi di bilancio, la cui responsabilità parrebbe essere individuata unicamente nel costo dei dipendenti. In tal senso si muove non solo l'incombente minaccia della progressiva diminuzione delle sovvenzioni statali necessarie alla vita dei teatri, ma anche la proposta di un emendamento che porta come prima firmataria l'On. Carlucci. Questo emendamento permetterebbe la sostituzione dei contratti integrativi vigenti con il Contratto Nazionale a partire dal 2006, bloccherebbe indiscriminatamente tutte le assunzioni per il prossimo biennio ed innalzerebbe la percentuale di precarietà degli organici dal 15 al 20 %.

Tale emendamento elude la possibilità di un confronto con le sigle sindacali, crea una pericolosa ingerenza nel naturale negoziato tra le parti sociali, non contempla le istanze di un cospicuo numero di persone e solleva reazioni di malcontento non solo tra le migliaia di lavoratori del settore, ma anche in moltissimi cittadini.

L'emendamento presentato dall'Onorevole Carlucci non propone infatti di stabilire un tetto massimo per i cachet degli artisti: ricordiamo infatti che in Italia il costo di una compagnia di canto più il direttore d'orchestra equivale mediamente alla paga mensile di un'intera massa artistica. Non pone freni ad un sistema di agenzie artistiche che detta legge giocando sulla concorrenza al rialzo tra i vari teatri e bloccando le possibili alternative. Non fa cenno alla possibilità di attingere ad altre risorse, come ad esempio gli innumerevoli impianti scenografici di insigni artisti internazionali, sovente depositati nei magazzini e inutilizzati, e ancor più sovente distrutti dall'incuria, mentre si noleggiano o si creano sempre nuove costosissime scenografie. Non si prefigge di far ammortizzare i costi degli allestimenti tramite la coproduzione obbligatoria ed il riciclo, non cerca di individuare e

tappare le mille piccole o grandi falle di sprechi. Non pone alcun controllo sull'operato di chi gestisce i bilanci: manager che hanno presentato bilanci con decine di milioni di perdite tuttora continuano altrove la propria attività, procurando altre perdite e continuando a percepire compensi da top manager che un'azienda pagherebbe solo in cambio di risultati finanziariamente brillanti. Non si propone di far maggiore chiarezza sugli incarichi, sulle costose consulenze che alzano sensibilmente la media delle retribuzioni che poi vengono riportate negli articoli di cronaca come stipendi dei dipendenti. Non chiede trasparenza sugli esagerati privilegi concessi, sui servizi e sugli appalti esterni. Non propone regole volte ad una migliore gestione dei fondi, come per esempio l'importanza di requisiti specialistici nel curriculum di un candidato alla sovrintendenza. Non si prefigge di rendere più agevole il compito dei sovrintendenti tramite una serie di reali e consistenti defiscalizzazioni per aziende e banche sponsorizzatrici. Anche all'interno dei contratti integrativi, non individua differenze di merito, e laddove vi siano comprovate manchevolezze non individua mai una corresponsabilità delle Direzioni, pur sempre co-firmatarie di tali contratti.

L'emendamento Carlucci semplicemente penalizza i lavoratori, impoverendoli e precarizzandoli sempre di più, e non colmando per questo il disavanzo.

Noi lavoratori stiamo continuando a raccogliere firme, ma ci stiamo attivando rapidamente anche in altre iniziative: stiamo stilando un elenco che dimostri quanti impianti scenografici in Italia siano stati sprecati o rischino di esserlo, stiamo redigendo un quaderno di proposte che individui le piccole o grandi voci di risparmio. Continueremo in tale impresa affinché la tanto agognata "riforma" del settore avvenga sotto il segno di una maggiore produttività, razionalità, ottimizzazione, funzionalità, qualità, minore dispersività, ma non di un impoverimento artistico, qualitativo ed economico dei dipendenti e non a spese dell'occupazione già esistente e di quella futura!

Chiediamo con fermezza che i politici, democraticamente eletti da noi cittadini, riflettano sull'importanza di tenere in conto le nostre esigenze e tengano a mente che il nostro movimento è nato spontaneamente, al di là delle sigle sindacali, che pur avallano e incoraggiano le nostre iniziative: questo a significare il crescente malcontento di una fetta larghissima ed eterogenea di lavoratori.

Siamo fermamente convinti che vi sia la possibilità di restituire dignità ad una delle istituzioni più rappresentative e storiche del nostro Paese, ricordando che la qualità del prodotto artistico dipende dagli esecutori, dalla loro condizione personale ma anche dal loro affiatamento.

Chi non si assumerà tale responsabilità si renderà colpevole dell'inesorabile declino di tali istituzioni, e di conseguenza del declino culturale dell'Italia.

In fede

Il movimento spontaneo dei lavoratori delle Fondazioni Liriche di Torino, Milano, Venezia, Genova, Verona, Trieste, Bologna, Firenze, Roma, Cagliari, Napoli, Palermo

11 dicembre 2005

14 Comments:

At 10/12/05 20:23, Blogger CICCILLO said...

brava caterina! picchia duro!

finalmente qualcuno che glie le canta come si deve!

sono solidale, ma dove si può firmare a milano?

 
At 10/12/05 22:51, Anonymous Anonimo said...

questo momento drammatico per il mondo, l'artista deve piangere e ridere insieme al suo popolo
Bisogna lasciare il mazzo di fiordalisi e immergersi nella melma fino alla vita per aiutare quelli che cercano i fiordalisi..." F.G. LORCA

Viviamo in un paese socialmente e culturalmente devastato in cui i lavoratori sono sempre più poveri e privi di diritti, e 7 milioni dei quali – giovani, donne, migranti, di ogni categoria e professione – vivono di impieghi temporanei, flessibili e provvisori a salari bassissimi. Un paese dove la precarietà è la condizione di vita e di lavoro più diffusa. Dove la legge Bossi-Fini istituzionalizza i campi di concentramento per gli immigrati. Dove la guerra è giusta e la continua menzogna e ogni tipo di macelleria sociale la fanno da padroni.

Un paese ostaggio di mafiosi, riciclatori, faccendieri, fascisti vecchi e nuovi, intenti a depredare, privatizzare, saccheggiare e sfruttare vite ed emozioni, instaurando nella società paura, diffidenza, ricatto, egoismo. Intenti, soprattutto, a realizzare il “Programma di rinascita democratica”, della loggia massonica P2, attraverso la sistematica delegittimazione e il controllo della magistratura, e il monopolio degli organi d’informazione.

Un paese in cui le aberrazioni di un governo/regime sono sotto gli occhi di un cieco; ma dove la sinistra non si oppone, perché nella forsennata corsa al consenso moderato, sfiancatasi nell’opera d’immolazione dei lavoratori agli interessi del capitale, ha perso ogni identità storica e culturale: dall’intellettuale organico al ragioniere dall’orizzonte fisso sugli indici di borsa. Un paese dove con intolleranza inquisitoriale, un clero oscurantista e integralista ingerisce pesantemente nella vita civile: moderno ritorno al basso Medioevo desideroso di un futuro scontro di civiltà.

In questo paese proteso verso il baratro economico e sociale, civile e culturale, voi uomini di cultura, scrittori, pittori, cineasti, giornalisti, intellettuali tutte e tutti dove cazzo siete? Perché questo silenzio? Perché con l’unica eccezione di Dario Fo – meschinamente vista solo attraverso il buco dell’urna – nessuno ascolta le ragioni dei conflitti che agitano l’Italia e Milano? Il processo di Calas era forse affare di Voltaire? La condanna di Dreyfus affare di Zola? L’amministrazione del Congo affare di Gide?

Intellettuali? Ma se non sentite il fiato della bestia sul collo. Drogati di classifiche di vendita e consumo immediato. Depositari dello stile e dell’arte pura di un mondo visto attraverso il buco della serratura. Siete la neve che cade e addomestica.

Perché le vostre parole non gridano, non negano, non offrono più elementi che facciano appello al coraggio e alla dignità del vivere? Perché nessuna istanza di libertà sociale, politica e culturale? Nessuna critica a questa normalità autoritaria? Nessuna resistenza al pensiero unico? Nessuna sincerità d’espressione né aderenza alle cose?

Perché nessuna denuncia della devastante mutazione antropologica in corso? Perché nessun antagonismo filosofico? Nessuna radicale innovazione culturale? Perché questa riproduzione di posizioni pavide e qualunquiste sui lavoratori della Scala, i tranvieri di Milano, gli studenti che occupano e i precari che si ribellano?

Perche assistiamo al deprimente spettacolo di uomini di cultura senza amore né passione, aggrappati alla carriera universitaria, alle pubblicazioni, ai rendiconto della Siae? Affaccendati a frequentare salotti o autoesiliati negli archivi fra antichi codici e manoscritti. Oracoli della debolezza, sacerdoti zen del centro commerciale, che disertano la realtà, abiurando ogni mandato sociale importante o urgente che sia, e non pronunciano mai una parola mordace, ma solamente frasette stagnanti e narrazioni superficiali. “Se siete così ipocriti, che come l’ipocrisia vi avrà ucciso, sarete all’Inferno e vi crederete in Paradiso.”

Ma forse oggi l’intellettuale non esiste più. Le trasformazioni tecnologiche e culturali lo rendono obsoleto, come hanno reso obsolete le tute blu e i colletti bianchi? Forse l’intellettuale è morto per dar vita all’intellettuale collettivo? Forse l’elitismo culturale cede il passo all’accesso di massa all’informazione e alla conoscenza? Forse l’intelligenza dei molti può straripare e travolgere l’arroganza dei pochi, fondata sul dominio spietato e su privilegi indifendibili?

In un simile frangente arte e letteratura devono tornare a esprimere chiarezza. Navigare le acque agitate del sociale e non galleggiare placidamente nella Jacuzzi della seconda casa. Ogni parola ha degli echi. Ogni silenzio anche. L’intellettuale non appartiene forse al suo tempo? Non deve viverne la cultura, le abitudini e le trasgressioni, le concezioni consolidate e le mutazioni nascoste, la protesta sotterranea e i conflitti aperti? “Il poeta crea per il pubblico e, in primo luogo per il suo popolo e la sua epoca, i quali hanno diritto di chiedere che un’opera d’arte sia comprensibile al popolo e vicina ad esso.”

E Milano? “Milano era lontana, su oltre il Po, vicino alla Svizzera… Gli intellettuali lassù sparivano dietro a un grosso nome, e diventavano funzionari di un’industria, tecnici della pubblicità, delle Humans Relations, dell’editoria, del giornalismo. Cessavano di esistere come clan, come corporazione, come grande famiglia. Non erano più il sale della terra, i cani da guardia della libertà, i pionieri dell’avvenire, gli ingegneri dell’anima. No, non c’era altra possibilità: bisognava lavorare da noi, in provincia, nella nostra città.”

)

 
At 11/12/05 00:11, Blogger manon lescaut said...

la jacuzzi io non ce l'ho, e neanche la seconda casa. neppure la prima è di mia proprietà, se è per questo.
condivido ogni singola parola, e vorrei sapere questo anonimo commentatore - che da ora in poi considero il mio intellettuale di riferimento - chi è? cosa fa? qual è il suo apporto tangibile in questo frangente che così ben descrive? senza polemica. anzi, sì: con un pizzico di polemica. c'è bisogno di teste pensanti, specie se pensano così bene, ma finché restano nascoste è come se non esistessero.

 
At 11/12/05 02:26, Anonymous Anonimo said...

informo il caro Bruno che ahinoi a Milano non c'è raccolta firme, fai un weekend a torino o bologna...e ti accoglieremo a braccia aperte!!
magari ne aprissero in altre città....

 
At 11/12/05 02:31, Anonymous Anonimo said...

volevo rimarcare che lunghe parti del documento sono dell'altrettanto e piu vulcanica piera, di roberto da roma, andrea da napoli, gloria da napoli, loris da cagliari, l'immancabile supervisione di manonlescaut e piccole e grandi correzioni di tanti altri colleghi...

 
At 11/12/05 19:57, Anonymous Anonimo said...

Musicopera
sito curato dal Teatro Lirico Sperimentale di Spoleto “A. Belli”
...........................
COMITATO SPONTANEO A SOSTEGNO DEL
TEATRO LIRICO SPERIMENTALE DI SPOLETO“A. BELLI”
_______________
Appello al Ministro per i Beni e le Attività Culturali
On.le Rocco Buttiglione
....................
http://www.musicopera.it/appello.html


Dopo aver scaricato il file, stampa e apponi la tua firma.

Invia l’appello firmato al numero di fax 0743.222930
.....................

grazie a tutti quanti vorranno esserci vicini.

 
At 12/12/05 11:52, Anonymous Anonimo said...

a Manon Lescaunt.
Scusa ma con la fretta non abbiamo firmato il commento .
questo documento e stato scritto dalla redazione del blog lavoratoriscala.splinder.com e consegnato alla stampa, politici ed intellettuali insieme ad altri documenti il 7 dicembre al teatro Dal Verme alla premiazione degli ambrogini d'oro ( riconosimento che viene dato dal sindaco e consiglieri a personaggi che danno lustro a milano).
I lavoratori scala abbiamo non solo rifiutato l'mbrogino, ma consegnato il documento che tu condividi.
se vuoi sapere di piu vai sul nostro blog .
complimenti x il vostro, teniamoci in contatto.
lavoratoriscala

 
At 14/12/05 00:32, Blogger manon lescaut said...

scusate, sono io che ho peccato di scarsa prontezza nonché immaginazione :)

resta il fatto che il documento è molto bello ed estremamente condivisibile. dove si firma? :)))

 
At 15/12/05 23:02, Anonymous Anonimo said...

100 MILIONI DI EURO DI TAGLI ALLA CULTURA - Dal maxi emendamento arriva un'altra doccia fredda per lo spettacolo, con nuovi, inaspettati tagli. L'opposizione denuncia una situazione da «allarme rosso», l'Agis invoca lo «stato di crisi» per il settore. E sono in molti a chiedere le dimissioni del ministro Rocco Buttiglione, che ha detto: «È vero, ho detto che se non ci fossero stati forti correttivi ai tagli avrei dato le dimissioni. Ma non darò a chi me le chiede la soddisfazione delle mie dimissioni. La situazione è difficilissima ma ci impegniamo a gestirla».

 
At 15/12/05 23:22, Anonymous Anonimo said...

un consiglio per i dipendenti del teatro dove sarà ospite prossimamente l'on buttiglione: un pacchetto di merda in faccia!!!!!!! preso atto che ha la faccia come il culo, dovrebbe essere cosa assai gradita

 
At 15/12/05 23:30, Anonymous Anonimo said...

100 MILIONI DI EURO DI TAGLI AL FUS questi i risultati nella finanziaria votata stasera dal governo dopo giorni di scioperi, digiuni, requiem, minaccia di dimissioni del ministro Buttiglione!!!!!!!!!!!!! ma vogliamo mandarli a FANCULO ? o aspettiamo di andare a chiedere la carità suonando sotto i ponti?

 
At 16/12/05 23:48, Anonymous Anonimo said...

d'accordo con l'ultimo anonimo. Qui è veramente "ora di 'bbasta"!
ma non sono nè una stratega nè diplomatica...
ci leghiamo, come catena umana, tutti fuori dai teatri e ci lasciamo morire al freddo?

 
At 17/12/05 08:23, Anonymous Anonimo said...

una proposta provocatoria: prechè non minacciamo noi di dimetterci? provate a immaginare che tutti i dipendenti dei teatri si licenzino contemporaneamente, una botta da 300 e passa milioni di euro in tfr!!!!!!!!!! salvo poi ritrattare la decisione, giusto per vedere che effetto fà. è un modo vile ma abbiamo autorevoli esempi(vedi buttiglione). penso che quando una parte agisce in maniera scorretta bisogna adeguarsi al loro modo di condurre trattative. ripugnante ma potrebbe essere utile

 
At 18/12/05 19:02, Anonymous Anonimo said...

funzionerebbe la proposta di sopra (le dimissioni) solo se avanzata dalla maggior parte dei lavoratori, mentre purtroppo la maggior parte dei lavoratori dorme...

 

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